La parola era Corona, ma il virus è nei commenti: il pianista Matteo Fossi ironizza i commenti dei "geni del divano"
C’è una linea sottile che separa il salotto di casa dallo studio televisivo de L’Eredità. Una linea fatta di luci accecanti, tempi strettissimi e una pressione psicologica che solo chi si siede davanti al conduttore può comprendere davvero. Eppure, per circa cinque milioni di telespettatori, quella distanza sembra non esistere.
È quanto accaduto il 28 gennaio durante la Ghigliottina, il gioco finale del quiz più seguito di Raiuno. Il pianista Matteo Fossi, docente al Conservatorio Franci di Siena e musicista di fama internazionale, arrivato dopo la successione di sfide al gioco finale, davanti ai cinque indizi fatidici, non indivina la parola.
Il "black out" sulla Corona
La parola misteriosa era CORONA. Gli indizi c’erano tutti, pronti per essere legati insieme: dalla meccanica della bicicletta alla hit dance di The Rhythm of the Night, dai tappi delle birre ai gioielli reali. Una sequenza che, a mente fredda, appare di una logica cristallina.
Matteio Fossi, però, non ha trovato il nesso. Un errore che ha riconosciuto con disarmante serenità subito dopo la messa in onda, ammettendo che, sotto i riflettori, quella logica apparentemente semplice si era trasformata in un labirinto senza uscita. Ma se il protagonista della vicenda ha preso la sconfitta con sportività, il "tribunale del web" non è stato altrettanto clemente.
L’assalto dei "fenomeni" digitali
Non appena la parola è stata svelata in TV, i social sono esplosi. Non si è trattato del solito dibattito tra appassionati, ma di un vero e proprio "florilegio di insulti e diagnosi cognitive a distanza" commenta sulla sua pagina fb il musicista. I "leoni da tastiera" si sono scatenati in una gara di ferocia verbale: c’è chi ha suggerito la restituzione immediata dei titoli di studio e chi, protetto dall'anonimato di un profilo social, ha dispensato sentenze sulla preparazione culturale.
L’immancabile schiera degli esperti del "io l’avevo capito subito" ha poi completato il quadro. È un fenomeno sociologico ormai noto: il telespettatore, comodamente seduto sul proprio divano e senza alcuna pressione, si trasmette l'illusione di una superiorità intellettuale che spesso sfocia nell'aggressione gratuita.
Studiare, giocare, cadere
Il protagonista della serata, dal canto suo, ha scelto la via del distacco ironico. Nonostante il linciaggio digitale, il messaggio che trapela è di una maturità rara in tempi di sovraesposizione mediatica: continuare a studiare e, soprattutto, continuare a giocare.
La "corona" di stasera — quella della vittoria televisiva ma anche quella, ben più pesante, della presunzione — è rimasta nelle mani del pubblico sovrano dei social. Resta da capire se sia più onorevole sbagliare una parola sotto le telecamere o perdere la propria dignità insultando uno sconosciuto da dietro uno schermo.
